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Nando Marletta, storia vera di sacrifici, traguardi e ciclismo nel cuore

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Nella vita di molti ciclisti arriva un momento in cui la passione deve fare i conti con il lavoro e le responsabilità. Ferdinando Marletta, per tutti Nando, lo ha imparato molto presto. Nato a Catania nel 1953, si trasferisce con la famiglia in Piemonte, a Novi Ligure (AL) all’età di tredici anni. È proprio allora che la bicicletta entra davvero nella sua vita. Il padre Concetto gli fa una sorpresa destinata a cambiare il suo destino: «Papà, di nascosto da mia mamma, mi comprò la bicicletta e mi iscrisse alla Pietro Fossati», ricorda emozionato.
Da quel momento la passione prende sempre più spazio. Cominciano gli allenamenti, i sacrifici e le prime gare. In quegli anni Nando guarda con ammirazione i grandi campioni del ciclismo italiano e, come tanti ragazzi della sua generazione, resta affascinato dallo stile e dal talento di Giuseppe Saronni. È lui il corridore a cui si ispira, il modello che prova a imitare nelle competizioni, cercando di riprodurne le azioni e la grinta. Da Esordiente a Dilettante cresce rapidamente e la passione diventa sempre più forte. Ma a un certo punto la vita lo porta altrove. Il lavoro da panettiere significa notti passate in forno e una stanchezza che rende sempre più difficile allenarsi. «Facendo
la notte non riuscivo più ad avere l’energia per allenarmi», racconta.

Così, a malincuore, decide di fermarsi: in una famiglia numerosa il lavoro viene prima di tutto. La svolta arriva nel 1973, quando il padre fonda il Pedale Novese 73, una società nata praticamente in casa per dare una nuova opportunità ai due figli corridori. «La fondò per aiutarci a riprendere», ricorda Nando. È il momento del ritorno alle gare, questa volta tra gli amatori, anche grazie al nuovo lavoro come gruista che gli permette di allenarsi con maggiore continuità.
Le vittorie non tardano ad arrivare e si moltiplicano tra Piemonte, Lombardia e Veneto, costruendo negli anni una carriera ricca di soddisfazioni e di passione. Nella squadra appena nata c’è anche il fratello Rosario, inizialmente al suo fianco e poi avversario nelle competizioni. Accanto a Nando c’è anche Antonia, conosciuta alle scuole elementari e da sempre presente alle sue gare. «È sempre
stata di fianco a me», racconta. Con il tempo quell’unione nata sui banchi di scuola e cresciuta tra allenamenti e trasferte diventerà ancora più forte: Antonia diventerà sua moglie, compagna di vita e di ogni avventura sportiva.
La carriera di Nando è stata segnata anche da alcune cadute importanti. L’ultima lo spinge a fermarsi e a riflettere seriamente sul futuro. A 66 anni arriva così la decisione di smettere con le gare: «A questa età, chi me lo fa fare di rischiare ancora?», dice con la lucidità di chi ha vissuto una vita intera in sella.
Il destino, però, gli regala un’altra grande soddisfazione. Nell’ultima gara della sua carriera, disputata a Chieri, in provincia di Torino, Nando conquista la vittoria assoluta proprio il giorno del suo 66° compleanno. Un successo speciale, arrivato nell’ultima corsa della sua vita agonistica, che ancora oggi racconta con grande orgoglio.
Oggi Marletta è diventato il presidente del Pedale Novese 73. Collabora inoltre con l’attività ciclistica del comitato CSAIn Piemonte ed è anche giudice di gara, ruoli che vive con grande senso di responsabilità all’interno dell’ente « CSAIn è una famiglia. Ci teniamo tantissimo alla sicurezza e ci diciamo le cose con sincerità».
Il suo sogno resta quello di vedere il comitato regionale piemontese crescere ancora, diventare un punto di riferimento a livello nazionale e continuare a trasmettere ai giovani la passione per il ciclismo. Una passione nata quasi per caso e che, tra sacrifici, cadute e ripartenze, non lo ha mai fatto davvero scendere di sella.